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Expo Milano: gli scrittori parlano di nutrizione

25 Apr

“Tell the food, tell the life” (Racconta il cibo, racconta la vita): e’ questo il nome del progetto che la Triennale di Milano ed Expo 2015 spa ha presentato in questo weekend. Un progetto che vuole, attraverso la collaborazione di artisti e scrittori, affrontare il tema dell’alimentazione in tutti i suoi aspetti. “Una nutrizione che non e’ solo fisica, ma anche intellettuale”, ha chiosato Davide Rampello, presidente della Triennale.
“Un uomo e’ la storia che sa raccontare, la vita, gli amori, i dolori – ha continuato – Inizieremo a raccontare storie di Milano, della Lombardia, poi nel corso dei prossimi mesi e anni inviteremo scrittori e narratori da tutto il mondo e una volta all’anno li porteremo a Milano questi protagonisti del narrare”. “Chi ha pensato l’Expo ha avuto una gran lungimiranza, e’ una grande sfida su di un tema straordinario, di rilevanza mondiale, che e’ la nutrizione”.
Il progetto, che si articola in quattro macrotemi (civiltà’ del cibo, cibo e scienza, cibo e sostenibilità’ e cibo ed identità’), ha già’ coinvolto alcuni scrittori, fra cui Nanni Balestrini, Giuseppe Caliceti, Marco Amato, Luca Doninelli e Antonio Scurati

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Dall'arte uno studio sull'aumento delle porzioni nell'alimentazione occidentale.

6 Apr

La nostra alimentazione è considerevolmente smodata e le porzioni sono in continua crescita da 1.000 anni. Questo quanto afferma uno studio americano effettuato analizzando oltre 50 dipinti sull’Ultima cena. Lo studio, condotto da un professore della Cornell University, ricorrendo ad analisi computerizzate sui 52 dipinti riportati nel libro “Ultima Cena” del 2000, ha dimostrato che le dimensioni delle porzioni e dei piatti ritratti sono cresciute tra il 23 ed il 69%.

“Negli ultimi 1.000 anni vi è stato un aumento spettacolare nella produzione, della disponibilità e dell’abbondanza di cibo”, ha detto Brian Wansink, direttore del laboratorio Cornell University dedicato all’alimentazione. “Dato che l’arte imita la vita, pensiamo che questi cambiamenti si ripercuotano anche sui dipinti della cena più famosa della storia”, ha aggiunto poi in un successivo comunicato.

Lo studio ha “scoperto” che, nei passati 1.000 anni, le dimensioni del pasto principale sono cresciute del 69% mentre i piatti sono aumentati del 66% e il pane del 23%. La ricerca, condotta da Brian Wansink con il fratello Craig, professore di studi religiosi al Virginia Wesleyan College, è stata pubblicata nell’edizione di aprile di The International Journal of Obesity.

Il mondo semplice (Giovanni Comin)

24 Dic

Quante corse sul stradon
scalsi e con i soccoi vecci
in man, con el sest e cassette

Con il solsariol girar la tera
nera e fina, cadeva sui piedi
coprir le erbe mate

Tutt’un sudor era, che fatiga
arrivar al cavin,poi tornar zò
Me pare che el sighea
nane pindoon, movete indormensè
se lavora così
tien el vasor drit e fermo

Se tornava a casa verso e nove
a marendar, poenta e saame e vovi
e ardo e scegoè e tutti contenti
si tornava ai campi fin mezzodì

CIBO E ARTE: LA SINDROME DI PANTAGRUEL COME FILOSOFIA DELL’OGGI – PARTE 4

15 Nov

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Tuttavia il semplice mezzo per la sussistenza e la comunicazione sociale, acquisirà con i primi anni del boom economico un’altra valenza, più radicata alla sfera dei costumi e del sistema di quest’ultimi. Non si perde il significato originale, ma se ne aggiunge un altro, molto più ampio che nei decenni acquisirà una propria autonomia. Tale autonomia è da intendersi come una estensione elargita dall’uomo stesso, che dona una determinata peculiarità dell’oggetto al cibo. Esso era sempre stato parte di un sistema, o meglio di due strutture che hanno posto il cibo (assieme ad altri oggetti) il primo come fine del suo processo, il secondo come mito. I due sistemi sono da una parte quello produttivo, dall’altra quello pubblicitario. Entrambi sottoinsiemi di un’idea più assoluta, più grande che è il sistema economico. Sistema e sistemi che si esprimevano attraverso l’arte visiva e in alcuni casi vennero contestati dallo stesso sistema. Il cibo, per il nostro caso particolare, si trova chiuso su due fronti “nell’opera” dell’uomo, e viene arricchito di “qualità” intellettuali, addirittura virtuali in alcuni casi, per determinarlo. E da qui parte il rapporto tra il cibo e la sua rappresentazione, tenendo conto della sua stretta relazione con la società. In questo intrigo d’influenze e dipendenze, il cibo ha continuato a cambiare la sua funzione e soprattutto il suo significato. Cibo come mezzo, cibo come oggetto e infine cibo come soggetto. Continua a leggere

CIBO E ARTE: LA SINDROME DI PANTAGRUEL COME FILOSOFIA DELL’OGGI – PARTE 3

8 Nov

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In maniera più letterale e pratica, la mostra di Torino del 2001, dalla quale è stata tratta  la figura di Pantagruel, si vogliono sviluppare alcune considerazioni che,con il cibo, trovano una forte ed intricata unione, creatasi nella società dei consumi di massa. I termini, con cui prendere in considerazione tale rapporto, partono dal presupposto di una certa funzionalità che si è attribuita al cibo si n nel passato. Funzioni culturali,  in senso antropologico e contemporaneamente sociologico,  che hanno visto succedere forti evoluzioni soprattutto dal secondo dopoguerra, ma che presentava accenni di innovazione linguistica ed estetica già nei primi anni del ‘900 grazie alle avanguardie storiche. Funzioni legate al fatto di essere principalmente un mezzo. Un mezzo per permettere all’organismo di vivere e crescere, ma anche per imbastire delle relazioni umane. Attraverso il cibo si possono leggere in qualche modo alcuni atteggiamenti dell’uomo quando si relazionava con i suoi simili. Tuttavia il semplice mezzo per la sussistenza e una minima comunicazione sociale, acquisirà con i primi anni del boom economico un’altra valenza, più radicata alla sfera dei costumi e del sistema di quest’ultimi.

CIBO E ARTE: LA SINDROME DI PANTAGRUEL COME FILOSOFIA DELL’OGGI – PARTE 2

6 Ott

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Da un lato ci si trova posti davanti a una serie di situazioni diverse, sconosciute o poco chiare, ma allo stesso tempo il più delle volte la nostra stessa mancanza di attenzione e premura nel vedere le cose ci mostra attraverso il mito moderno di Pantagruel la velocità e la sufficienza dell’approccio alla vita, non apprezzata nella sua particolarità, ma composta unicamente  da una massa anonima di individui. Si vogliono confrontare i segni specchio della voracità dell’età contemporanea, ad esempio la velocità del fast-food e la moda dell’ultima globalizzazione, dove le tradizioni cadono o devono far spazio ai cibi stranieri, provenienti da paesi esotici, e i grandi remix culinari della generazione del sacchetto di patatine. Questa nuova tendenza tende ad assorbire più opere, più generi, più forme ibride di cibo e arte. Non c’è più una regola, uno statuto, un manifesto, un menù. Il mondo è esploso. Il mondo si è esteso ai confini della sperimentazione. E Pantagruel, con il suo incrollabile appetito, senza fondo, senza regole, senza “etica”, si propone come nuovo ideale di una società che non riesce più a trovare lo stato di riflessione di Stendhal. Per quest’ultimo di parla di leggenda. Noi, invece, stiamo vivendo il mito.

CIBO E ARTE: LA SINDROME DI PANTAGRUEL COME FILOSOFIA DELL’OGGI -PARTE 1-

29 Set

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Il rapporto tra arte e cibo è sempre stato presente nell’arte e nella storia dell’arte, ma si è avuto un esplosione dei riferimenti al cibo grazie solo alla democratizzazione della funzione artistica e soprattutto all’esplosione delle tecniche e dei campi definibili come arte, ma anche come cibo. L’arte contemporanea nella ricerca della sua sopravvivenza alle innumerabili crisi che l’hanno percorsa, ha sviluppato una particolare abilità nel descriversi. Più che un teoria essa ri-cerca quei punti di cedimento e ri-rottura con le realtà esterne (all’opera d’arte), sempre meno numerosi e sempre meno visibili alla ricezione immediata dell’essere vivente, al fine di trovare l’effetto della sindrome di Stendhal, che fino all’avvento delle avanguardie storiche e della distruzione dell’arte in senso materiale, guidava il gusto e soprattutto l’approccio al prodotto intellettuale dell’uomo-osservatore-e-osservato. La sindrome di Pantagruel invece descrive in maniera semplice, la complessa incertezza del mondo dell’arte e dell’uomo stesso proprio grazie alla storia del protagonista.